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anno 1 * n° 1

GEOPOLITICA

 

Il terrorismo americano...
ovvero le «supposte» di Clinton

(Politica interna e strategie internazionali dietro i bombardamenti americani nel mondo)

Carlo Terracciano

 


 

«Nel mondo ci sono le cose vere e le cose supposte.
Se le cose vere le mettiamo da una parte, dove mettiamo le supposte?»

come dice Grucho a Dylan Dog

 


 

Sesso e potere, come noto, sono da sempre i due poli di un binomio spesso strettamente interdipendente nel corso della storia, probabilmente connaturati nei geni stessi della nostra parte animale, ben prima quindi di Paride ed Elena, Antonio e Cleopatra, fino ai matrimoni dinastici delle teste coronate di tutto il mondo, oggi aggiornati da quelli dei rampolli dell'alta finanza e della grossa industria capitalistica multinazionale. Eppure ci volevano un presidente americano ed il sistema politico-mediatico della pretesa più forte democrazia del mondo per assistere a bombardamenti con decine di morti ed enormi distruzioni (per non parlare dei precedenti «opportuni» attentati che hanno innescato l'aggressione USA), collegati alle intemperanze sessuali di un maniaco insediato alla Casa Bianca e di un guardone che lo spia dalla finestra e dalle telecamere. Ovviamente non siamo così ingenui da credere, anche sotto induzione dei mass-media, che una fellazio, una masturbazione al telefono, un rapporto orale o un coitus interruptus, insomma un rapporto sessuale improprio o completo, possano determinare la politica estera e le operazioni belliche della più grande potenza militare mai apparsa sul pianeta. Eppure... non ci vuole molta dietrologia per accorgersi come questa crisi internazionale sia piombata nel bel mezzo dello scandalo sessual-politico più reclamizzato ed internazionalizzato.

Come non ci vuole molta perspicacia per accomunare la «signorina Lewiski» e gli altri protagonisti di questa squallida storiella per voyers altolocati ad un preciso disegno della lobby della destra sionista statunitense; decisa ad affossare anche le più minime concessioni ai palestinesi volute dall'amministrazione Clinton. Anche se non crediamo che si voglia arrivare fino all'esautorazione dello stesso. Tutto sommato è molto più proficuo per Netanyahu e i suoi sponsors d'oltre oceano tenere il presidente degli USA letteralmente... per le palle!

E, guarda caso, è proprio contro i nemici di Israele e del sionismo internazionale, contro l'Islam militante che si sono prima appuntate le accuse per gli attentati di Dar es Salaam e Nairobi per poi scatenare la cieca e sanguinaria rappresaglia in Sudan e contro le basi afghane dello sceicco saudita Osama bin Laden. Obiettivi sia politici ed ideologici, sia strategici. Essi infatti, per quanto fallimentari nella realizzazione, morti a parte, fanno parte di una ben definita logica geopolitica della superpotenza USA per il controllo totale del Vecchio Mondo, puntando al controllo dei suoi gangli strategici ed economici: area del Medio Oriente, Iran, cuore islamico dell'ex-URSS, ora CSI, anche in previsione di un prossimo tramonto della cricca mondialista insediata al Cremlino.

Intanto il Medio Oriente e il vicino Mar Rosso, tradizionale punto di passaggio delle rotte petrolifere per l'Europa, con la presenza incontrastata di Israele unica potenza atomica di tutta l'area, almeno fino al sub-continente indiano. Il Sudan, attaccato e bombardato dai missili americani, oltre ad essere l'alleato dell'Iran, rappresenta una spina nel fianco di tutti i paesi arabi moderati e filo-americani (quelli, per intenderci della coalizione anti Saddam), per non parlare della sua collocazione africana antagonista al blocco filo occidentale dell'asse Uganda-Ruanda-Burundi fino all'UNITA ed al Congo dell'inaffidabile Kabila. L'attacco alle posizioni di bin Laden nell'Afghanistan appoggiato dai pakistani rappresenta invece una forma di pressione sui talebani affinché la loro aggressiva politica estera si orienti sempre più contro l'Iran e, a nord, verso le repubbliche islamiche della CSI. Specie nei confronti dei primi, (ma anche verso il Kremlino), l'Amministrazione Clinton e le grandi multinazionali petrolifere attuano la politica del bastone e della carota, giocando anche sulla presenza di componenti socio-politiche interne più disponibili al dialogo; che per gli americani vuol sempre dire accettazione totale ed acritica delle loro volontà.

Come appare evidente da quanto sopra, non è tanto l'ideologia quanto l'interesse economico ed il controllo di fonti energetiche strategicamente determinanti per il predominio mondiale a giocare un ruolo fondamentale, il nuovo Afghanistan dovrebbe come già in passato contro l'URSS, rappresentare il cuneo che gli USA e i loro alleati d'area dovrebbero utilizzare per inserirsi in quell'area di grande rilevanza geo-strategica, ai confini di due potenze (tre con l'India del BJP e... dell'atomica!). Inoltre è proprio sul territorio di un Afghanistan pacificato e riunificato dagli «studenti» di Allah che dovrebbero correre i futuri oleodotti e gasdotti che porteranno il loro prezioso contenuto dalle montagne e dai deserti dell'Asia centrale all'Oceano Indiano, scartando sia l'Iran che la Russia.

È evidente che in un simile quadro di strategia geo-economica la figura del rivoluzionario saudita «nuovo pericolo mondiale n° 1», «erede di Carlos», ecc., è piuttosto scomoda, persino per i suoi attuali ospiti. E ciò anche in previsione di una prossima successione al trono saudita sempre più traballante. Non a caso Riad ha sospeso gli aiuti economici al governo di Kabul. Ma se da una parte il miliardario saudita rivoluzionario e presunto terrorista può anche servire all'immaginario collettivo statunitense a rimpiazzare il Nemico assoluto di turno, del quale la politica USA non può mai fare a meno, è anche vero che spesso le strategie del Pentagono e della Sala Orale (ops! refuso... Ovale) di Clinton si sono dimostrate un vero e proprio boomerang.

È ancora tutta da scrivere la vera storia dei rapporti tra servizi segreti statunitensi e movimenti islamici terroristici o meno. Del resto sono sempre Washington ed i media mondialisti-sionisti a stabilire chi è terrorista e chi non lo è. Sono terroristi quelli che combattono gli USA e i suoi alleati nei mondo, sono «patrioti e combattenti della libertà» quelli che combattono, anche con stragi e fucilazioni persino di diplomatici e giornalisti, gli avversari della presenza americana nel Pianeta. Talvolta gli stessi personaggi assumono ruoli opposti in tempi e contesti diversi. Insomma... «nulla di nuovo sotto il sole».

E così, tra uno scandalo sessuale montato ad arte e qualche bomba stragista quanto mai tempestiva e politicamente opportuna, continua la storia del rapporto tra sesso e Potere, tra verità ufficiali e menzogne, tra le cose vere e le «supposte» che l'America continua a somministrare in c... al mondo.

 

Carlo Terracciano

 

 

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